Maggese:Monologhi di Quarantena · racconti · Senza categoria

Ranieri e Valeriana: Cap 1

Sono un ragazzo maschio di 17 anni. (lo sottolineo sempre perché a volte uno potrebbe pensare che sono un ragazzo ancora alla ricerca della mia identità, ma io l’ho già trovata e sono sicuro un maschio)

Ho altri due fratelli maschi più piccoli, di 13 e 10 anni.

Ho una madre e un padre emigrati dal profondo sud siciliano in questa Roma bella 30 anni or sono.

Non ho una fidanzata.

Mamma lavora al ministero. Papà é tipo carabiniere. Io vado dallo psicologo una volta a settimana, tutte le mattine a scuola e una volta facevo basket due pomerigi a settimana e i tornei nel weekend ma ho smesso per i troppi compiti.

Pensavo di intravedere uno spiraglio di luce nella mia vita ed esistenza quest’anno quando ho superato indenno Capodanno 2019 e soprattutto quando ho superato il primo quadrimestre. Superato il 31 Gennaio, pensavo, mi rimangono solo altri tre (incubi) quadrimestri nella vita e poi sarò libero… ovvio, sperando di non subire un tracollo importante il prossimo anno e bocciare o sbagliare la prova di maturità. Ma é per quello che vado dallo psicologo, confido in lui. Lo paghiamo per questo, dice mamma.

Quando dico “superato Capodanno” non uso un modo di dire. Sono riuscito a non finire in TSO il 31 Dicembre ed è riuscita a non finirci nemmeno mia madre.

Le nostre crisi si erano sovrapposte fin dall’inizio delle vacanze di Natale. É così da un paio di anni quando siamo tutti a casa per più di tre, quattro giorni in vacanza. Per tutti intendo i miei fratelli e mamma. Papà c’è sempre poco e soprattutto se c’è dorme per recuperare le notti lavoro. E in generale si limita ad alzare gli occhi al cielo.

Insomma la pressione è forte in quei periodi perché mamma può assistere molto di più ai miei attacchi d’ansia e mi impone ritmi di studio che non mi appartengono e che mi fanno sentire ancora di più un incompetente. Quindi inizia ad urlare come solito suo con quella sua voce che… la vorrei soffocare…. La voce, non mamma…

Quando inizia a urlare con quel suo accento così forte e penetrante inizia a muoversi qualcosa SOTTO la bocca dello stomaco. Non ALLA bocca dello stomaco, no quella é la sensazione dell’ansia. E nemmeno IN FONDO allo stomaco, quella é la sensazione del disagio. É un punto preciso in cui hanno trovato psicosomaticamente dimora mamma e la sua ugola…e tutto quello che ne comporta. Ovvero: lo sguardo di pietà dei vicini di casa nei tuoi confronti quando ti incontrano sul pianerottolo, gli occhi al cielo di nostro padre, le risatine dei compagni all’uscita di scuola, la perplessità dello psicologo, l’imbarazzo del maestro di basket… gli occhi al cielo di nostro padre l’ho già detto? Meglio non continuare o divento melodrammatico come lei.

Precisata l’entità del mio disturbo psicosomatico e illustrata l’eterogenità dei miei dolori di stomaco, potete avere almeno un’infarinatura del livello di incasinamento della mia vita e di come fosse giustificato il mio bisogno di luce in fondo al tunnel. Quindi ora posso andare avanti nella mia confessione.

Perché da quasi un mese oltre ad essere un ragazzo maschio di 17 anni complessato sono un ragazzo in quarantena. E rischio la strage.

…continua.

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