Maggese:Monologhi di Quarantena

Bestemmie e Zagare.

“Sono vecchia.
E voglio morì. Da mo’ che voglio morì.

Se qualcuno mi incontra io glielo dico sempre che sto aspettando. Quelli mica capiscono cosa. Un sacco di gente quando mi vede in piedi sull’uscio di casa, con la borsetta al braccio, mi chiede:
“Che sta aspettando Donna Rosalia?”
E io rispondo:
“Il Signore che mi viene a prendere.”
Ed quelli continuano:
“Ah, sta aspettando che la passano a prendere? Dove deve andare? Se vuole la accompagno io..”
E io mi faccio il segno della croce e gli dico che certe bestemmie é meglio non dirle.
Mica ci pensano loro che io mi voglio far trovare pronta per quando arriva la morte e mi porta via. Pronta e sistemata.

Perché sono vecchia e voglio morire. Mi fanno male le ossa e in TV fanno ormai le solite cose. I nipoti sono grandi e figli non li fanno. Poi ho campato bene, ma mi manca litigare con mio marito. È già troppo che non lo controllo lassù, chissà se sta facendo il bravo cristiano.

A quello glielo dovevo dire sempre: “Non bestemmiare! Fatti il segno della croce! Non te la finire la bottiglia, che non è domenica! Metti a posto quelle mani, che quella è tua nuora, orbo che sei diventato…”. Mica sono sicura che quello, ciecato come era diventato, non mi acchiappa un angelo per una coscia scambiandolo per qualcun’altra. Ha bisogno della moglie accanto o lo fanno finire all’Inferno, dal Purgatorio dove sicuro sta.

Tanto io qui ho finito, mi fanno male le ossa e in TV pure parlano solo di vecchi.

Ho già dato tutte le disposizioni. Voglio che mi regalano un vestito nuovo, bello, elegante, che tutti mi guardano nella bara e si pensano che sono una signora di città. Poi voglio la banda, che deve suonare una tarantella. Ma non la banda di qui… quella non mi piace e i musicisti sono vecchi pure loro. No, voglio quelli che vengono per il Santo Patrono. Quelli sono giovani e c’hanno tutti la divisa con le spalline dorate e gli strumenti che suonano davvero. Io ogni anno che vengono mi metto in prima fila con la sedia e mi immagino già quando verranno a suonare dietro a me. L’anno scorso glielo ho detto pure ad uno di quei giovanotti che li voglio al mio funerale. Quello si è messo a ridere ma me lo ha promesso. Ve lo ho detto che muoio felice!


Ai figli pure gli lascio un po’ di soldi per le cose loro. Ad ogni figlio gli ho preparato precise precise le stesse buste con i soldi, che stanno tutte sotto al materasso. A tutti uguali eh! Io non ne faccio di distinzioni, a tutti voglio bene uguale, a tutti gli stessi soldi. E non ho fatto come Peppe mio… che al primo, quello che aveva il dubbio fosse un bastardo (per via che è nato ai sette mesi e che la prima notte l’ho fatto bere troppo e non si ricorda se ero pura o no)… eh a quello gli ha sempre dato meno. No no, io ai figli miei tutto uguale!


In realtà sta storia dei sette mesi mi turba un po’ riguardo alla morte. Ma non per il Signore, più per Peppe mio.

Perché sono sicura che alla fine a Peppe mio l’ho convinto che era suo, il bastardo. Però se poi mi vede arrivare anche a me dalle zone sue del purgatorio capace che ricomincia con questa storia. E non gli posso inventare che sto lì perché anche io bestemmiavo… Toccherà inventarsi qualcos’altro, qualche altro peccato. Tanto dobbiamo passare il tempo per risalire su, ne ho di tempo per convincerlo.
Mentre per il Signore sto tranquilla. Perché sono sicura che finisco lì, anche per la storia del bastardo. Così il prete mi ha detto: che visto che mi confessavo subito, ma proprio subito subito dopo il peccato, proprio lì dove succedeva insomma… eh si, nella stessa chiesa, è come se il peccato fosse più leggero. L’importante è che non lo dicevo a nessuno. Sennò si che finivo all’Inferno. Mentre al Purgatorio, “con ste tette che c’hai, ci finisci comunque Rosalia mia..” Così mi diceva sempre Don Mario. E io gli credo.

Gli ho sempre creduto a Don Mario. Se non gli avessi creduto non mi sarei fidata a seguirlo fin lì da sola no? Non che avessi tanta voglia in realtà… anzi a dirla tutta non ne avevo propria e manco sapevo che fosse quella roba lì. Mica come le ragazzine di 15 anni di oggi. Però sapevo che i preti hanno sempre ragione. E c’è da dire che è sempre stato di parola poi Don Mario. Pure quando mi diceva che mi trovava lo sposo se succedeva qualcosa, per non rovinarmi insomma. E infatti me lo ha trovato subito subito, e ci ha sposati pure subito subito! Uh quante ne ha sposate Don Mario! E a tutte regalava grandi mazzi di zagare. Diceva che era perfetto per una sposa quel fiore. Belle, profumate, e coi frutti sodi come le arance… Se ne intendeva di fiori lui. E infatti io le voglio anche sulla tomba.. Solo Zagare!

Insomma sono pronta. Tanto la TV dice sempre le stesse cose.
Dice che muoiono un sacco di vecchi per sto Corona, e io che ce sto a fare ancora qui? Ti prego Signore risparmia qualche giovanotto e piglia a me…. Senti senti là.. Tutti questi che se ne vanno.. Signore io ti aspetto eh che in TV dicono che stanno tutti… No, aspetta.

Aspetta un attimo. Aspetta tu. Un attimo. Che? Che cosa?? “

Donna Rosalia, si ferma davanti alla televisione. Poi si gira, afferra la borsetta e si avvia più velocemente possibile, vecchiaia permettendo, alla porta di casa. Apre la porta e lancia con fare minaccioso la borsetta al cielo, che finisce sul marciapiede davanti.

E con tutta la rabbia di chi, nella vita, ha sopportato sempre tutto, senza chiedere mai spiegazioni, credendo al Cielo e a chi in terra parla per lui, ma che all’improvviso scopre che è stata ingannata, inizia ad urlare indicando il cielo:

“OH non t’azzardare eh! Non t’azzardare Signore a venirmi a prendere ora!! Eh no, pure te Peppe bello, acchiappati chi ti pare! Signore non ti azzardare!! Don Mario diteglielo pure voi, in nome di tutte le volte che vi ho detto si… Diglielo di aspettare a venire!!! CAPITO SIGNORE??? Che la TV ha detto che se vieni ora NON ME LO FANNO IL FUNERALE!!!”

Zagare

“La leggenda narra che un re spagnolo dopo aver ricevuto in regalo da una bellissima ragazza un albero d’arancio lo fece piantare nel giardino del suo castello. Quando un ambasciatore di passaggio nel suo regno chiese al sovrano di regalargli un ramoscello di fiori d’arancio, il re rispose che mai avrebbe dato a qualcuno un solo ramo della pianta a cui teneva così tanto.
L’ambasciatore incassato il rifiuto del re si rivolse allora al giardiniere per ottenere un ramo di fiori d’arancio pagandogli il servigio 50 monete d’oro, denari con cui il giardiniere poté finalmente dare la dote alla figlia in modo da farla sposare. La ragazza il giorno della nozze adornò i suoi capelli con un ramo di fiori d’arancio in onore della pianta che le aveva dato l’opportunità di convolare a nozze e da allora le zagare sono rimaste indissolubilmente legate al fatidico giorno.”

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