Maggese:Monologhi di Quarantena

Ranieri e Valeriana. Cap 2.

Quando hanno chiuso scuola ho tirato un sospiro di sollievo. Ho pensato che le mie segrete preghiere erano state eseguite: finalmente un respiro profondo. Un momento per recuperare fiato. Dai compagni, dalla gente, dalla matematica.
Non potevo immaginare quello che sarebbe successo.


“Ranieriiiiiiii, Dodo.. Ragazzi venite quiiiiiii!!”
Allora: io vorrei inchiodare mia mamma al muro un giorno di questi e chiedergli il perché di 3 COSE.

1) Perché IO ho un nome così nobile e altezzoso quando proveniamo da braccianti siculi?

2) Perché mio fratello Edoardo deve essere storpiato in DODO? Prevedo a breve psicologo a manetta pure per lui.

3) Perché l’ultimo fratello non viene manco mai nominato ma ti limiti a riassumere il tutto con un “ragazzi”, come ad esserti stufata a metà di chiamarci? O fai conoscere ai vicini e ai passanti nel quartiere come ci chiamiamo tutti e tre correttamente o niente! Perché solo io devo rimanere nelle orecchie della gente?


Ecco questo gli chiederei, ma il dolore alla pancia (da non confondere con il dolore alla fine dello stomaco) che mi si presenta quando provo a fare lo strafottente mi frena.
“Veniteeeee. Vi ho liberato il computer!! Forza Ranieri hai la video lezioneeeee, vedi che i tuoi compagni sono già stati interrogati tutti, capace che oggi chiede a teeee.”

Adora le vocali. Le servono per rilasciare tutta l’aria che il suo accento le fa immagazzinare quando si dispera. E questi giorni si dispera ogni tre minuti.

Mamma ora lavora da casa. Io studio da casa. I miei fratelli studiano da casa. Il mio psicologo sta a casa (sua). Mio padre come sempre non è a casa. Quindi diciamo che il concetto di #STATEACASA nel nostro caso sta per trasformarsi in altri due potenziali hashtag:

#ERIKA&OMARsenzaERIKA oppure #STRAGEDIERBA2.0

Si. Perché come preannunciato prima se qui non si risolve qualcosa o io impazzisco e uccido tutti, o ci uccidono i vicini. Ah anche #PSYCO non è da escludere.

Passiamo tutto il giorno dal mio pianto isterico a quello di mia madre, a le parolacce del povero Dodo, al silenzio assenso del terzo fratello che non nominiamo nemmeno (tanto era il figlio non previsto e che ci siamo presi tutti punto e basta).

Non ci credete? Allora vi racconto questa.

Oggi, come sospettava mia madre, mi hanno interrogato. C’erano in video la prof e una decina dei miei compagni, (ovvero quelli che vanno dalla A di Arnaldi alla F di Forlano per capirsi, come ci ha divisi la prof per le interrogazioni). Tutti su Zoom, ad assistere al mio fallimento. Fallimento che incombe ogni volta che vedo i numeri. Numeri che sono precisi, inequivocabili, quando studio da solo a casa, ma che diventano anagrammi quando gli altri mi guardano. Ah e, ovviamente, ora c’è pure mia madre che può assistere. Non interviene e nemmeno mi aiuta. Sta lì, dietro allo schermo, con il fazzoletto in mano come se stessi per partire per il fronte, che mi guarda e aspetta la mia Waterloo. I compagni intanto mi sfottono sul gruppo di WhatsApp, già lo so. Li sento sgignazzare via smile nel virtuale ma concretissimo mondo dei gruppi WhatsApp. Quelli in cui non ci sono. Il mio psicologo dice che non devo essere paranoico ma io lo so che parlano male di me.. Una volta hanno pubblicato un messaggio sul gruppo della classe, quello ufficiale insomma, in cui mi prendevano in giro. Poi hanno cancellato subito. Si erano sbagliati di gruppo evidentemente. Io non ho fatto in tempo a leggerlo, ma é chiaro che quel “messaggio eliminato” in realtà era una offesa alla mia intelligenza. Tutti negano ma io so che addirittura hanno creato dei meme con la mia faccia. Delle intere vignette sulle mie disgrazie.

Ecco tutti questi pensieri mi si affollano davanti la faccia al posto dei numeri quando inizio ad essere interrogato. MORALE DELLA FAVOLA? Ho letto le frazioni al contrario, ho sbagliato la X con la Y e l’integrale… Lasciamo stare. Fallimento ancora più tragico che se fossi in classe. Finisce il collegamento su Zoom e io sono completamente sudato.

A quel punto la mia genitrice ha iniziato a urlare disperata:

“Ma percheeeeee, percheeee Ranieri percheeeeee me lo devi spiegare!!”

“Mamma ma io lo sapevo il risultato in realtà.”

“E alloraaaa!! MA TU COSÌ MI UCCIDI!! Perché non hai risposto se lo sapevi!!!”

“Perché mi sono confuso..”

“E perchéee!”

“Perché pensavo a cosa avrebbero detto i miei compagni se sbagliavo. E infatti ho sbagliato. E ora staranno parlando male di me.”

“Ma tu te ne devi fregareeee! Dei tuoi compagni te ne devi fregareee! E semmai lo devi dire alla professoressa!”

“Ma non mi fido di lei.”

“Come non ti fidi? Madre santissimaaaa che vuol dire non ti fidi!! E apriiii!! Apriiii questa porta Ranieriiii! “

“Vuol dire che non mi riesco a fidare. Lo dico sempre allo psicologo, non so mai se mi posso fidare di chi ho davanti.”

“Ranieri ma tu sei pazzzooo. Ed esci dall’armadioooo! Ranieri la devi smettere!! Ma che ho fatto di male nella vita!! Ma io ho chiesto un’ora di permesso per poterti vedere così??? Ma tu così mi fai ammalareee!! Se lo sa tuo padreeee! E poi.. Ma se te lo dice anche lo psicologo che ti devi fidare, che non parlano male di te.. Perché non lo ascolti??? “

“Eh perché non mi fido di lui..”

“Miiiiii ma mi fai crepareee così! E smettila di mangiare quel gelato dalla vaschetta che era per tutti!! E sporchi tutto i vestiti piegati!! DODOOOO tu non ti azzardare ad imitare tuo fratello! Io vi mando a tutti e due in collegio.. Cioè a tutti e tre.. Oddio ma si sta bruciando la parmigiana in fornoooo. “

Insomma questo è lo spettacolo giornaliero. E credo che ogni giorno stiamo grattando malamente sempre di più il fondo. Non ho un luogo dove rifugiarmi, non posso uscire a respirare aria che non sia la stessa di mia madre. Dodo é sempre più pallido e quell’altro ormai risponde sempre “ma sono solo un bambino” ad ogni accusa della mamma. Non riesco più a dormire e faccio un sacco di incubi.

Però stamattina quando papà è tornato dal suo turno di lavoro mi ha detto che ha comprato una cosa per me. Ha detto che mi farà stare meglio. É una tisana alla Valeriana ha detto. Ha detto che così mi tranquillizzo un po’. Ha detto anche che non lo devo dire alla mamma però che lei queste cose non gli piacciono ecc ecc..

Stasera la provo, male che vada mi fa digerire tutto quello che mi mangio di nascosto, ha detto papà.

…Continua.

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