Appunti di Mamma

Liberate anche voi la vostra Silvia

Forse non è colpa vostra. Forse non l’avete MAI VISSUTA una forma di prigionia, fisica o psicologica che sia. Forse non avete MAI CONOSCIUTO nessuno che l’abbia mai vissuta. Forse non l’avete MAI LETTO il racconto di una ex prigioniera. O forse tutto ciò è successo ma volete stare lontani da quel ricordo. Forse ammettere che il cervello umano sia MANIPOLABILE vi spaventata così tanto che preferite non vedere. Forse siete voi le prime vittime e non lo sapete.

Forse quindi andate capiti se vi sembra tanto strana una conversione ad una religione durante una prigionia, se vi puzza così tanto una donna che appena libera dai propri carcerieri dichiara che erano buoni e cari con lei. Dobbiamo forse credere che non avete mai visto una donna che con le COSTOLE ROTTE dichiara che il suo compagno le voleva bene, che non la stava convertendo all’amore assoluto per lui ma gli mostrava solo la retta via. Che quello era solo tanto amore e protezione. Che per anni, anche se quell’uomo non lo vedrà più lo difenderà e ne avrà rispetto.

Se vi scandalizza il cambiamento d’abito di una ventenne che si affacciava al mondo in canottiera e pantaloncini, ridendo nelle foto con i bambini somali e che dopo 18 mesi di prigionia appare invece solo dietro un ovale spettrale come il suo viso, totalmente coperta da una diversa forma di burka… beh vuol dire che non vi siete mai accorti della vicina di casa che non esce più in gonna da un po’ di tempo… che non si trucca più da quando è sposata… che da quando vive con lui, quelle volte che esce di casa é sempre e solo in tuta.. Che da quando vive con lui… OOPS, non esce proprio più di casa.

La realtà è che non è che non vi è mai capitato. È che non ve ne siete mai accorti perché vi siete sempre girati dall’altra parte. Perché VEDERE vi costerebbe EMPATIA. E l’empatia è una roba da coraggiosi. Perché l’empatia a volte può anche rompere il cuore a metà dal dolore. Perché l’empatia poi può diventare azione. E voi avete spesso evitato di essere empatici con le vostre donne, sorelle, mogli, figlie. Avete guardato dall’altra parte davanti ai sentimenti delle vostre dipendenti, o anche delle le vostre madri. E pure delle vostre amiche. Perché non sto parlando al maschile, sto parlando senza distinzione di genere. Sto parlando a tutte quelle PERSONE che non hanno provato empatia davanti ad una ragazzina che torna dalla sua famiglia con i brandelli di quello che è rimasto della sua anima e della sua dignità. E che non meritava di essere accolta così. E siete tanti. Troppi.

Quindi mi chiedo FORSE non è colpa vostra.

Ma voglio fare come voi come fate con lei e con tutte le donne vittime di soprusi. Non ve lo lascio il beneficio del dubbio che vi sia piaciuto poter riversare su di lei le vostre frustrazioni. É COLPA VOSTRA SE NON CAPITE LA FORZA DI SOPRAVVIVENZA DI CERTE DONNE, che troppo spesso sembra solo sottomissione. È colpa vostra perché quella forza di sopravvivenza VOI non ce l’avete.

Silvia è tutte noi. Ed è anche tutti voi. Forse guardandola tornare libera potreste chiedervi se nel vostro quotidiano conoscete qualcuna che ha bisogno di essere liberata come abbiamo fatto con lei. Questo dovrebbe insegnarci il suo ritorno. Fatelo fruttare così. Liberate anche voi la vostre Silvia. Allora si che non avrete più colpa.

9 pensieri riguardo “Liberate anche voi la vostra Silvia

  1. Pensare di fare un tuffo nell’Adriatico sia lo stesso che fare un tuffo nelle cataratte delle Victoria Falls,è semplicemente essere senza percezione della realtà! O meglio avere il corpo da adulto ed il cervello ancora da bambino. No! Mi sbaglio, il bambino ha già il senso della paura che lo salva.

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  2. Il mio primo intervento Mi spiace contraddittorio non tutti siamo Silvia mi sembra una esemplificazione molto superficiale.
    Ho conosciuto Luciana sSgrena che come tu ben sai è stata rapita e prigioniera: lavoravamo insieme al manifesto.

    Da anni collaboro con telefono Rosa il problema delle donne abusate fisicamente e psicologicamente è qualcosa che nulla ha a che vedere con il paragone che tu fai con Silvia Romano.

    Resta il fatto che il governo ha gestito come un trofeo la liberazione di questa ragazza che senza indagare per quale motivazione si è convertita all’islam e dunque a maggior ragione bisognava prevedere la reazione di una destra becera che le si è ritorta contro.

    Ti ringrazio molto per avere visitato il mio blog Spero che tu abbia compreso il senso del mio intervento.
    Shera

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    1. Buonasera Sherazade. Intanto grazie per aver letto il brano e per la sua garbata e interessante risposta. La ringrazio inoltre per il suo servizio alle donne bisognose di aiuto che si rivolgono al telefono Rosa. Non sono del tutto d’accordo con la sua analisi del pezzo però. Premettendo che ho scritto volutamente di getto senza tante revisioni (come d’altra parte spiego nella sezione Semine di Giornata) e piena di emotività, (che è una caratteristica che mi contraddistingue) per cui può darsi che possa apparire tutto molto “riduttivo” e poco argomentato, ma le assicuro che di superficiale c’è ben poco. Le assicuro anche che ho ben presente come funzionano le violenze psicologiche sulle donne e in generale sull’uomo, per esperienza diretta… non nel quantitativo di esperienze di un telefono Rosa ma nel numero che basta per star male quasi fisicamente alla vista del trattamento riservato alla giovanissima Silvia. Le spiego: Il mio pensiero non era dal punto di vista politico ma umano. Parlavo di EMPATIA. Di come si fa a non provare imbarazzo nell’usare le parole impronunciabili spese verso di lei da tante, troppe persone e purtroppo anche da tante donne. E mi chiedevo se questa empatia potesse mancare perché tutti molto fortunati, ignari di come ci si possa trasformare quando non si è liberi, quando si soffre, perché mai é capitato in vita loro di trovarsi spalle al muro.. O piuttosto perché vedere la realtà è faticoso e implica un conseguente coinvolgimento emotivo con la faccenda. È dunque più facile creare un distacco e accodarsi al commento “se l’è cercata”. Perché quel distacco, quel cinismo ci tiene al sicuro nella nostra zona di salvezza, nel nostro salotto accogliente in cui vogliamo credere che certe cose non potrebbero mai succedere, perché noi non andiamo fino in Africa come volontari, perché “non ce l’andiamo a cercare” . E invece “Silvia siamo noi” perché i commenti potrebbero essere gli stessi che potrebbero fare a noi, o alle nostre figlie, o sorelle, se nella vita dovessimo malauguratamente incappare in uno stupratore, o peggio ancora nell’uomo sbagliato che ci mette l’anello al dito. É l’atteggiamento che è sbagliato a mio avviso. Sbagliato e sintomatico. Silvia è solo uno dei tanti momenti in cui la frustrazione dei più trova un bel banchetto in una donna che già sta soffrendo. E non credo che avrebbero usato gli stessi termini se a tornare fosse stato un uomo, su questo non può che essere d’accordo con me. Spero ora di esseremi spiegata meglio, e mi scuso se non lo sono stata fin dall’inizio a suo avviso, anche se credo che il messaggio di solidarietà femminile e il mio grido apolitico ma di donna fosse ben chiaro.

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      1. Quando si toccano alcuni argomenti scottanti (ed è questa la ragione per la quale ho dato al mio blog un piglio ‘leggero) ‘ certi argomenti vanno trattati con grande accuratezza soprattutto se trattano di donne.
        Grazie molte.

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      2. Continuo a non capirla del tutto, mi spiace. Ribadisco questa “accuratezza” di cui parla (che suppongo si riferisca a riportare dati analisi e digressioni sociopolitiche) in particolare dovrebbe avvenire in nel caso in cui si stia affrontando l’argomento dal punto di vista giornalistico o propagandistico. Credo anche che il mio espormi non abbia offeso nessuna donna, anzi, in molte hanno pensato le mie stesse cose e altrove mi hanno ringraziata per aver dato voce anche alle loro emozioni. Il fatto di avere scritto di getto non toglie che la ferita non fosse vera e l’analisi a livello “epidermico” autentica. Uso epidermico non a caso, perché è il luogo in cui mi vengono i brividi quando assisto a certe scene. E il mio Blog ha questo piglio, emozionale ed empatico. Ci sono storie, personali e non. Non parlo di politica, ma ringrazio chi sta scrivendo di questo argomento in maniera professionale e obiettiva, senza dimenticarsi della fragilità e imperfezione dell’animo umano. Imperfezione assolutamente permessa ad una ex prigioniera di 24 anni e molto meno ai governanti di un Paese. La ringrazio ancora per il suo intervento comunque gradito.

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