Chi sono

Radici e Talee

talèa (alla lat. tàlea) s. f. [dal lat. talĕa]. – Parte di una pianta capace di emettere radici, adoperata perciò per rigenerare un nuovo individuo. È una forma di moltiplicazione vegetativa, che permette di conservare le caratteristiche della pianta da cui deriva; la parte utilizzata è di solito un ramo provvisto di almeno una gemma, ma anche le radici, quando queste sono capaci di formare gemme.

Madre da poco, figlia arcobaleno, sorella materna,
raccoglitrice di randagi, compagna selvatica…

Sono come una
pianta che ha radici molto intricate, che ha una crescita verso l’alto e verso
la libertà un po’ prematura e complicata, ma con l’abitudine a lasciare talee
lungo il suo cammino.

Ho una laurea in Teatro, e una laurea in Cinema e devo moltissimo allo studio di queste arti.
Mi nutro di esse e di musica fin da bambina, ereditando queste passioni dai
miei genitori. Sono però una bambina che ha passato in solitudine o con un
fratellino più piccolo molta della sua infanzia, inventando per se stessa e per
il fratello amici e mondi immaginari; prima in un variopinto giardino e poi in
un intricato bosco, alternando quegli scenari ad un periodo di intenso mare.

Poi la “fuga” verso la città, lontana dalla famiglia d’origine. Vivo dieci anni quasi nella Capitale.
La grande bellezza. Giungla di case e vissuti. Anni complicati. Anni di
sopravvivenza e duro lavoro. Anni in cui rientri nel progetto degli altri ma
non del tuo. Anni di borgata. Anni in cui provano e provo io stessa ad addomesticarmi.

Ma se nasci selvatico non ti addomesticano facilmente. Nemmeno quando sei tu stesso il domatore.

Se nasci selvatico appena senti di nuovo l’odore del vento é come se non fossi stato
fermo mai. E ti riesci a liberare. E quei sogni ricorrenti di grandi giardini
segreti e fontane scroscianti dentro a grandi alte mura, mi riportano in un luogo inaspettatamente familiare che diventerà la mia nuova casa.

Per me, il mio nuovo compagno e la mia creatura.

E che c’entra tutto questo con un blog? Beh, se sono sopravvissuta ad ognuno di questi cambiamenti e
guerre é anche grazie alla scrittura, terapia e condanna fin da ragazzina.
Certo, la vita frenetica, le delusioni, l’affitto e le persone sbagliate, non hanno lasciato spazio e luce a nessuno dei miei scritti.

Finora.

Ma quando la pandemia del Covid -19 costringe la mia nuova famiglia nel nostro nuovo nido, in aperta campagna, e
mi immergo nuovamente nelle piante e nelle ortiche, tutto il passato torna forte e potente. Come la Madeleine di Proust, l’odore della terra smossa ha risvegliato in me l’istinto e l’attitudine ad osservare, a narrare, prendendo la decisione di buttarmi di nuovo incoscientemente nella scrittura.

È una terapia dunque, questo blog. Una piccola rinascita. Non ha la pretesa di essere nulla di più. Una forma
di espressione, di libertà che sono voluta tornare a prendermi, come da
ragazzina. Ma con il menefreghismo che si acquista solo dopo essere diventata
madre. 

Quindi stavolta, fuori dal cassetto parole.. Stavolta pubblico. 

S.

Maggio 2020

 

 

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