Maggese:Monologhi di Donne · Racconti

Lo schianto mi ha quasi uccisa

“È come se delle mani gigantesche mi avessero raccolta e poi lasciata schiantare verso il pavimento, come si fa con dell’acqua fresca. Lo schianto mi ha quasi uccisa. Quasi. Ma non è bastato.
Penso che una volta che si arriva in fondo a noi stessi, la nostra vita cambi profondamente. Ma il taglio deve arrivare fino all’osso, prima.
L’umiliazione serve a rinascere.
Ora capisco chi si flagella. Quando arrivi al limite della tua sopportazione fisica, della tortura mentale, della vergogna e del marcio del proprio sangue e hai perso ogni cosa bella, ogni sorriso e integrità.. allora quello è il momento in cui ti senti nuda, magra, senza più niente in mano se non la risalita. Di solito si pensa che chi tocca il fondo poi si uccide o vada incontro al suo assassino. Ma questo non può accadere a me, perché non avrei bisogno di andarlo a cercare, il mio boia. Mi basta appoggiare l’altra guancia, quella che non brucia, sul cuscino e lo posso osservare dormire, come se fosse un bambino.

Quello che posso fare invece, con le ginocchia sbucciate e la mente alterata dalla violenza, iniziare a cucirmi dei vestiti e grattarmi via il fango del fiume dove voleva trascinarmi per poter uscire da qui.
Grazie per questo fragore che mi rimarrà dentro. Sarà il più bel regalo mai ricevuto. Però, se permettete, lo rivendo per comprarci un biglietto dell’autobus. Si torna a casa.”

Così.

Ci si può sentire così.

#noallaviolenzasulledonne

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