Mangia, Aspetta, Ama: storia di Ossitocina ed altri Ormoni materni.

Ci sono molti modi per poter raccontare una storia.

All’Università di Cinema, il professore di Sceneggiatura ci faceva esercitare proprio su questo, dandoci a caso delle notizie di giornale e chiedendoci di stravolgendone il tono, senza cambiarne però il contenuto: la notizia buffa e divertente doveva diventare la sceneggiatura di un film drammatico, lo scandalo politico una rubrica di cucina e l’ennesima guerra o morte un musical stile Broadway. Gli obiettivi di quelle esercitazioni non erano solo riuscire ad immaginare il mondo intero che poteva celarsi dietro ad una notizia, o di conoscere bene le “regole” di uno stile forzando una chiave di lettura rimanendo comunque credibili, ma capire appunto come ogni storia potesse avere molti punti di vista diversi e soprattuto molte chiavi di lettura. Una volta create le nuove storie ce le faceva eseguire davanti agli altri studenti, senza specificare la chiave di lettura originale, ma interpretando il lavoro finale come se fosse l’unica realtà esistente di quella notizia. Molti di noi erano così bravi che scesero vere lacrime di dolore tra il pubblico universitario persino su articoli di pappagalli che imparavano a dire parolacce.

Perché racconto di un giovane professore che gioca con la fantasia di ancor più giovani studenti? Perché credo che sia una bella metafora per capire come i miei sbalzi di ORMONI, nella mia vita e in particolare nella mia maternità, abbiano continuamente cambiato la chiavi di lettura delle mie “notizie” di giornale. Situazioni che credevo insuperabili all’improvviso diventavano barzellette, mentre momenti felici hanno rischiato di diventare una valle di lacrime. Crisi di pianto ma anche stimolazione di felicità, gli ormoni ci sono sempre stati nella mia vita, ma mai li ho visti così distinti uno per uno davanti a me. Li ho visti scorrere nel mio corpo così distintamente, lasciare che diventassi loro prigioniera, (in senso negativo ma anche positivo) e riuscire a liberarmene così tanto da capire molto di più su malattie come la depressione, il baby blues, l’euforia, il bipolarismo etc. Ironia della sorte persino per far nascere mio figlio gli ORMONI sono stati i protagonisti principali, molto più delle ostetriche. Da quel periodo ho imparato molto su me stessa, sul mio corpo e sulla mia mente, e vorrei che di tutto quello che ho vissuto se ne fosse parlato di più tra future mamme, o da mamme di vecchia data… insomma tra donne. E invece sono sempre rimasti argomenti tabù. Vorrei dunque con i miei aneddoti poter aiutare anche solo in minima parte chi in questo momento le sta vivendo e non ne sta uscendo fuori, anche solo strappargli un sorriso e considerare la cosa con una chiave di lettura diversa, puramente chimica magari.

PS: Io sono una a cui piace mangiare. E mangiare bene. Assaggiare, provare, sperimentare, venerare, ricordare e perdonare attraverso il cibo. Senza collegare inizialmente anche questo alla stimolazione di altrettanti ormoni che gustano a braccetto con me la vita, mi sono ritrovata spesso a scrivere di miei momenti cruciali della mia maternità parlando anche di cibo. Rileggendomi più avanti nel tempo ho iniziato a notare come il senso del gusto fosse quello dominante in quel periodo, o forse in generale in me. Non fu un caso che vidi in quel periodo, dopo anni e anni dalla sua uscita “Mangia, Prega Ama” (faccio sempre così con le uscite di film troppo popolari, aspetto anni per vederli per gustarmeli in differita dagli altri e in “direzione ostinata e contraria”). E quel Sud Italia godereccio era proprio quello di cui avevo appena scritto io.

Nasce così “Mangia, Aspetta, Ama, (storia di Ossitocina e altri Ormoni Materni)”, una raccolta di momenti narrati con ironia e profondità, un po’ di fantasia e un po’ di verità, un po’ mia e un po’ di altre madri… Vorrei dedicarlo in particolare a mio figlio che spero possa gustare appieno la vita, riconoscere i giusti ormoni che scorrono in lui e viverli profondamente, così come sto cercando di fare io per dargli il buon esempio.