Maggese:Monologhi di Donne · Mamma Selvatica

Ogni volta che un uomo vi risponde così:

Care donne,

Quante volte un uomo vi ha risposto: “Ma io ero già così quando mi hai conosciuto, ora mi vuoi diverso?”. Quante volte vi ha accusata di volerlo cambiare, quando voi, dopo anni di genuflessione su quel suo difetto tanto fastidioso, avete finalmente realizzato che vi irrita a morte, e avete trovato la forza di farglielo notare?

Quella sua risposta sprezzante solitamente mette un punto alla discussione e mira a mettere sotto una luce negativa il cambiamento, esaltando la coerenza e la sincerità di essere sempre rimasti se stessi, a differenza nostra che, a quanto pare, abbiamo improvvisamente cambiato gusti e inclinazioni.

A quella insinuazione abbiamo dunque un’esitazione… effettivamente lo sapevamo che erano così e ci piacevano. In realtà ci piacciono anche ora ma, certo, sarebbe meglio se fossero più..più.. più come Noi ecco. Quell’esitazione viene subito captata e sfruttata dal nemico per navigare verso altri discorsi, mandando a largo la triste realtà, facendola addirittura affogare in silenzio.

Ma se ci pensiamo bene, la naufraga realtà è che forse, noi, in quanto donne, siamo state costrette a cambiare così tante volte nella nostra vita, che lo troviamo normale, fisiologico. Abbiamo dovuto affrontare più di una muta, abbiamo perso letteralmente così tanta pelle che non ne teniamo più il conto.

Non abbiamo dovuto forse affrontare, spesso ancora bambine, la crescita dei seni (più o meno grandi, mannaggia), che prima non c’erano? Non abbiamo forse dovuto imparare a sopportare lo stravolgimento del nostro utero ogni mese, (mese dopo mese, dopo mese, dopo mese…) in una continua perdita di cellule e umori che prima facevano parte di noi? E quando eravamo pronte a donarci a quel corpo di uomo che avevamo davanti (che da quando era bambino si, in effetti qualche pelo in più se lo è visto crescere, ed effettivamente gli è anche un po’ cambiata la voce, ma due cose contemporaneamente non le hanno mai sapute gestire bene, quindi forse non se ne sono mai veramente accorti)… ecco, non abbiamo di nuovo dovuto lasciar andare una parte di noi, lacerando concretamente una nostra membrana per accoglierlo, oltrepassando fisicamente un punto di non ritorno?

E da lì, ogni nostra alterazione è stata ancora più incline all’autoanalisi mensile, cercando o temendo che quel po’ di cosa che l’uomo aveva perso di sé potesse portarci a uno dei più grandi metamorfosi della vita.

E se siete state madri, non avete forse accettato come scontato che quello che era un normale contenitore di organi diventasse una cloaca di sentimenti e frullato di stomaco e vescica, in un tumulto di ormoni, gioia, paura e panza che avanza? Fino all’inverosimile, corpo teso e lucido di sforzo, pensare per due e spingere per tre (“quanno te va bene”…). Eppure, ne eravamo quasi felici. O almeno fino a che non abbiamo dovuto notare come quella trasformazione fosse così dura da recuperare, una volta messo al mondo il frutto di quel sacrificio.

In quel momento, tra l’altro, l’uomo (accanto o distante), assisteva a tutto ciò senza sconvolgersi tanto di tutto quel cambiamento, di tutta quella fisarmonica di pelle e ossa che andava avanti e indietro sulla bilancia e sull’autostima. O del nostro dover ricominciare tutto da capo se la gioia di un figlio si avesse l’ardir di replicare. Cellula dopo cellula.

E tu, donna che non hai potuto o voluto essere madre, il cambiamento è quotidiano e sotto la lente di ingrandimento anche nel tuo caso, non risparmia ahimè nemmeno te, perché ogni singolo etto in più o in meno è castigo e non sei meno meritevole di una genitrice nel saper gestire il giornaliero dolore di tramutare, di avere un orologio interno, di sapere che avrai quell’ultimo (tra l’altro pure lento e fastidioso) cambiamento che ti aspetta al varco e ti renderà sterile, senza girarci tanto intorno.

Anche perché nel frattempo vieni classificata dalla società per categoria, per peso e potenziale mutatrice… della serie che, quando sei sicura che hai finito con tutte queste fasi se vieni al colloquio magari ti assumo (ogni riferimento è puramente e Francamente casuale).

Eppure noi accettiamo tutto questo tutti i giorni. Ogni mattina mettiamo un piede dopo l’altro sulla terra e affrontiamo l’ingiallire di ogni secondo, felici e combattive, o stanche e amareggiate, innamorate o disilluse, ma raramente soffermandoci a pensare di essere ipocrite mentre cambiamo, senza cadere all’improvviso dal pero e trasecolare nella crisi di mezza età alla vista di un capello bianco.

Certo, a grandi linee il carattere non cambia nemmeno per noi, ma l’idea di migliorare, o anche di peggiorare non ci spaventa come fa con l’uomo.

Questo lo giustifica?

No, caxxxo! Questa sarebbe semplicemente la risposta giusta per quando ti rispondono in quel modo; che lo potrebbero pure fare lo sforzo di non lasciare la tazzina del caffè sul bracciolo del divano o i calzini arrotolati nel cesto della biancheria… anche se non l’hanno mai fatto… anche se una volta (chissà perché poi) nella tua testa era sexy e ora invece ti dà l’orticaria.

Ma siccome le risposte pronte ci vengono in mente solo sotto la doccia, io ve l’ho scritta qua per essere pronte per la prossima volta.

Simpaticamente vostra,

donna innamorata, che il caffè lo prende mentre sta al telefono con la pediatra, manda una mail di lavoro, e si sbircia allo specchio sorridendo, con ancora i capelli bagnati.

Mangiamo Insieme · Ricette

Gnocchetti sardi alla crema di spinaci

PREPARAZIONE: 20 MIN

Ingredienti:
– Spinaci: vedete voi quanti, consiglio di iniziare con una piccola quantità per abituare il palato del bimbo al sapore se non li ha mai mangiati prima
– 2/3 pomodorini
– 50gr di formaggio morbido ( Brie, certosa, philadelphia, formaggino Mio…)
– Due cucchiaini Grana Padano grattugiato
– Un filo d’olio



Procedimento:

  • Per prima cosa cuocete gli spinaci (se sono freschi dopo averli lavati e “capati” bene ovviamente) in un padellino con poca acqua o al vapore. Non c’è bisogno di lessarli con tanta acqua perché gli spinaci come la bietola e affini ne contengono già tanta e la rilasciano in fase di cottura.  Inoltre così cotte perdono meno le loro proprietà organolettiche. Se usate quelli surgelati basterà scongelarli direttamente in padella.
  • Mettete a bollire l’acqua per la pasta. Io quando mangio con lui preferisco non salare la pasta,e correggere poi la sapidità del piatto con la scelta del formaggio morbido. Quando l’acqua bolle ovviamente buttate la pasta. NB: a metà cottura della la pasta io conservo sempre un po’ di acqua di cottura che mi servirà dopo per ammorbidire la crema. Ho notato che il mio bimbo preferisce la pasta non scotta, piccolezze che ognuno di noi sa del proprio pargolo.
  • La scelta della pasta: io in questa fase dello sviluppo del bimbo ( ha già quasi più di una dozzina di denti e mastica bene) scelgo una pasta che abbia la grandezza giusta per essere masticata da lui (e non ingoiata e basta come faceva con la pastina) ma facile da prendere con il cucchiaio, e con una forma che trattenga più possibile la crema. In questo caso ho scelto gli gnocchetti sardi, che piacciono tanto anche a me 😉 ..
  • Nel frattempo quando sono pronti gli spinaci (20min circa) versateli nel mixer.
  • Pelate i pomodorini, tagliateli a pezzetti e versateli nel mixer insieme agli spinaci. (Io in questa ricetta preferisco pelarli per evitare che la lingua esigente del monello capti qualche buccetta e vanifichi il mio tentativo di fargli mangiare gli spinaci). I pomodorini ammorbidiscono in po’ la consistenza dello spinacio in bocca e gli danno un profumo più fresco.
  • Aggiungere il formaggio morbido. Io uso un Brie (senza lattosio nel mio caso) per dargli in po’ più di Brio (si ho fatto la battuta AH AH AH) ma va bene anche il formaggino, o la certosa che è anche più magra.
  • Infine aggiungere parmigiano ed olio e mixare bene il tutto Aggiustare il tiro della consistenza della crema con l’acqua di cottura .

Condire la pasta e servire! (Io nn contenta ci ho rimesso una spruzzata di parmigiano sul mio piatto, non ho resistito.)

AGGIUNTE PER IL PALATO DEI GRANDI: se avete dei pomodorini secchi potete spezzettarli e dargli una ripassata con un po’ d’olio e aglio, e a chi piace una punta di piccante. Da aggiungere poi a pioggia sulla pasta: faranno un piacevole di contrasto al palato e alla lingua!

Voto del giudice supremo:  l'ha finita quasi tutta! 
E io ho finito pure la sua, ma questi sono dettagli...