Mamma Selvatica · Ricette

…all’angolo opposto del ring, la pappa!

Da ex babysitter con esperienza decennale in tavole da pranzo altrui, da grande viveur di centri estivi e mamma frequentatrice di gruppi wathsapp di genitrici disperate so benissimo che il binomio bambini-cibo i primi anni può essere molto delicato e stressante.

Ogni bambino è a sé quando mangia (come per tutto il resto in fondo): ho lavorato con bambini con cui dovevi fare tutto il repertorio dello Zecchino d’Oro tra un cucchiaio e l’altro ma poi mangiavano volentieri, altri che “un boccone a te, un boccone a me, uno a Peppa Pig, uno lo lasciamo per nonno e uno di nuovo a te”. Mio fratello minore da piccolo un giorno amava follemente i fagioli da fare invidia a Bud Spencer e la volta dopo li sputava guardandoti come a dire “ma lo sai che non mi piacciono i fagioli!!”. Conosco bambini meravigliosi poco interessati al gusto e vanno “in bianco” fisso, altri che ancora a trent’anni suonati mangiano ancora quasi imboccati dalla mamma (o comunque solo quello che cucina mammà).

Io non sono una che giudica. Non posso permettermelo.

Ero una bambina che non aveva mai fame. Mia madre si sedeva a tavola per imboccarmi a mezzogiorno e si alzava quando ormai era tempo di merenda invecchiata di dieci anni, dopo strepiti e preghiere e lusinghe per ottenere un quarto di pappa finita. Mio padre dal canto suo attuava un’altra tecnica: da professore di chimica, tenace della sua esperienza, provava a spiegarmi a mo’di favoletta tutti i processi metabolici che si stavano per mettere in atto per convincermi a deglutire, e di contro mi illustrava tutti gli svantaggi del non mangiare: “ptialina” e “crisi ipoglicemica” furono le prime parole che imparai. Con scarsi risultati: tendenzialmente quel poco che mangiavo lo rigurgitavo sopra alla loro momentanea soddisfazione di essere riusciti a convincermi finalmente a nutrirmi. Però tutta quella dedizione e pazienza mi lusingava.

L’altra tecnica subentrata quando ero un pochino più grande (e già famosa in famiglia per la mia fervida immaginazione), è un affaire Dreyfus che andrebbe segnalata al Telefono Azzurro. Facendomi mangiare una penna al sugo a tradimento iniziavano poi a fare le vocine di tutte le altre pennette che erano rimaste lontane dalla loro mamma che invece se ne stava al calduccio nello stomaco per convincermi a mangiare pure loro. E questa tragedia continuava per tutte le altre pietanze. No, poveretti, non erano dei sadici mamma e papà, erano solo disperati. Eppure il primo figlio non aveva mai fatto storie!!

Ma nemmeno questa tecnica funzionava. Il risultato? Si, mangiavo tutti i figli carotina della povera mamma carota finita nel mio stomaco, ma il senso di colpa all’idea di avere ingurgitato verdure con dei sentimenti era così grande che vomitavo comunque tutto prima della nanna. Ho ancora gli incubi la notte di famiglie di spicchi di mandarino che non sono riuscita a ricongiungere, in una traversata per l’America degli Agrumi finita male. O dei tortellini che ho fatto finire per sbaglio per terra e che non avranno mai degna sepoltura. Insomma, era meglio se mi mandavano tutti a quel paese e mi dicevano “vuoi mangiare? Bene, sennò ti arrangi”. Ma ripeto, non li giudico: la disperazione con i figli fa fare di tutto.

In realtà con la pizza non dovevano insistere. Ma questi sono dettagli.

Per fortuna ho rincuorato tutti quando verso i quattordici anni ho deciso di recuperare tutto insieme gli anni arretrati. Come avrete capito in generale dal blog non ho più smesso di mangiare bene.

Sarà per questo che con mio figlio non ho mai insistito più di tanto (a costo di vedere occhi sgranati al mio commento “se non lo vuole più pace, vuol dire che non ha fame in questo momento, mangerà di più a cena”.)

E lui caratterialmente anche volendo è meno impressionabile di me: rientra nella categoria “o sì o no”, ovvero “se ho deciso che non mangio è inutile che mi fai aerei e canzoncine o fai finta di mangiarla tu la pappa, non mangio punto, E “ptialina” lo dici a tu’sorella… maaaaa se ho deciso che mangio sbrigati madre, vai direttamente di imbuto, vanno bene pure i broccoli! “.  Quindi un po’ l’esperienza aiuta un po’ sono fortunata, un po’ vedremo con il prossimo figlio la nemesi che mi aspetta per aver fatto rischiare l’esaurimento nervoso ai miei quando avevo meno denti.

La morale della favola secondo me è che tu individuo che non sei QUEL genitore disperato fatti gli affari tuoi, non puntare il dito su quello che mangia il pargoletto che non è uscito dal tuo corpo o potrebbero arrivare cucchiaiate di cibo sulla tua sicumera di genitore modello. E tu genitore sconfortato non accanirti troppo, forse davvero ogni tanto mangerà di più a cena.

PS: le ricette del mio blog non hanno la presunzione di essere “la soluzione”, anzi mi sono prefissata di essere totalmente trasparente nella mia narrazione: a fine ricetta ci sarà sempre il responso spietato di come è andata con mio figlio, (che stupirà molti palati e rifiuterà molte opzioni per ora) ma dato che sono convinta che i vostri figli siano unici e tutti diversi magari ai vostri piaceranno pure quei piatti che lui ha rifiutato.

PPS: ovviamente non sono una pediatra e non sto sottovalutando il problema serio dei bambini che non assimilano le giuste calorie o ne assimilano troppo. Io per prima venivo imbottita di vitamine e integratori e seguita adeguatamente, e non mi addentrerò mai in diete equilibrate per questioni di obesità o altro, né nella causa disturbi alimentari dovuti a problemi psicologici specifici. La mia è solo una spensierata chiacchera tra genitori, e qualche idea carina da condividere.

PPpS: una cosa però vi chiedo con tutto il cuore: non fate mai vocine di figli carotina rimasti lontani dalla propria mamma. Io lo rinfaccio ancora a mamma e papà. Please.