Appunti di Mamma · Maggese:Monologhi di Quarantena

Scelte forastiche

Appena é nato mio figlio ho iniziato a sentire una forte esigenza di fargli vivere la vita nella maniera più forastica possibile, compatibilmente con la realtà dei nostri tempi. Una spinta interna che tendeva verso la natura, verso l’odore della terra, in direzione del vento che sa di erbe aromatiche. All’improvviso ogni ora passata con lui lontana dalla luce del sole mi sembrava una cattiveria. L’odore dell’asfalto, della metro che correva vicina, dei freni e dei condizionatori mi nauseavano quasi come qualsiasi odore in gravidanza. Non era un rinnegare la vita che avevo fatto negli ultimi 10 anni, no, era però una inevitabile transumanazione che rendeva tutto più intenso ai miei occhi e più nocivo per la mente del mio bambino. Era veramente troppo poco il tempo che avrei potuto passare con lui all’aria aperta, a contatto con la natura. Una gita fuori porta ogni tanto, il parchetto con gli amichetti quando sarà più grandicello, la visita alla fattoria, i documentari in TV mi sembravano veramente poche briciole per la sua educazione e la sua crescita verso una conoscenza completa e sana del mondo. Si sarebbe perso odori, sapori, colori ed emozioni che non sarebbero più tornate.

Abbiamo quindi fatto una scelta radicale. A discapito forse della comodità e della centralità della nostra vecchia abitazione, abbiamo trovato il nostro “posto migliore” in campagna. Dove ci siamo accorti che ci sono le farfalle, le pecore che pascolano e i ragnetti rossi sulle pareti a Maggio. Dove in quarantena il nostro piccolo ha continuato a stare per strada e in giardino, senza che il mondo lo ferisse.

Abbiamo rinunciato a molte comodità. Al supermercato davanti casa, alla fermata della metro a pochi passi, alla sensazione di essere al centro del mondo. In realtà non siamo poi così isolati, perché il mondo è a solo 10 minuti da qui. Perché è bastato spostare lo sguardo leggermente che l’abbiamo vista la collina perfetta per noi, come spesso accade. Abbiamo fatto e faremo tanti sacrifici per tutto questo.

Ma ora la mattina, dopo la colazione scendo con mio figlio in giardino e raccogliamo insieme la frutta e la verdura che è maturata nella notte e che metterò nella sua pappa a pranzo. Lui corre sotto l’ulivo per ritrovare i sassi con cui ha giocato la sera prima, io stendo i panni che finalmente odoreranno di ossigeno e sole quando li raccoglierò a fine giornata. Ci ritroviamo tra le piante come due eterni esploratori e lui ride e affonda mani e gioia nella terra bagnata, con gli occhi che vedono le farfalle e tutti i colori delle stagioni.

Avrà tempo per imparare cosa é l’odore della città, per ora negli occhi ha Madre Natura e mi sento più sicura che ci sia pure lei a proteggerlo oltre a noi.