Mangiamo Insieme · Ricette

Gnocchetti sardi alla crema di spinaci

PREPARAZIONE: 20 MIN

Ingredienti:
– Spinaci: vedete voi quanti, consiglio di iniziare con una piccola quantità per abituare il palato del bimbo al sapore se non li ha mai mangiati prima
– 2/3 pomodorini
– 50gr di formaggio morbido ( Brie, certosa, philadelphia, formaggino Mio…)
– Due cucchiaini Grana Padano grattugiato
– Un filo d’olio



Procedimento:

  • Per prima cosa cuocete gli spinaci (se sono freschi dopo averli lavati e “capati” bene ovviamente) in un padellino con poca acqua o al vapore. Non c’è bisogno di lessarli con tanta acqua perché gli spinaci come la bietola e affini ne contengono già tanta e la rilasciano in fase di cottura.  Inoltre così cotte perdono meno le loro proprietà organolettiche. Se usate quelli surgelati basterà scongelarli direttamente in padella.
  • Mettete a bollire l’acqua per la pasta. Io quando mangio con lui preferisco non salare la pasta,e correggere poi la sapidità del piatto con la scelta del formaggio morbido. Quando l’acqua bolle ovviamente buttate la pasta. NB: a metà cottura della la pasta io conservo sempre un po’ di acqua di cottura che mi servirà dopo per ammorbidire la crema. Ho notato che il mio bimbo preferisce la pasta non scotta, piccolezze che ognuno di noi sa del proprio pargolo.
  • La scelta della pasta: io in questa fase dello sviluppo del bimbo ( ha già quasi più di una dozzina di denti e mastica bene) scelgo una pasta che abbia la grandezza giusta per essere masticata da lui (e non ingoiata e basta come faceva con la pastina) ma facile da prendere con il cucchiaio, e con una forma che trattenga più possibile la crema. In questo caso ho scelto gli gnocchetti sardi, che piacciono tanto anche a me 😉 ..
  • Nel frattempo quando sono pronti gli spinaci (20min circa) versateli nel mixer.
  • Pelate i pomodorini, tagliateli a pezzetti e versateli nel mixer insieme agli spinaci. (Io in questa ricetta preferisco pelarli per evitare che la lingua esigente del monello capti qualche buccetta e vanifichi il mio tentativo di fargli mangiare gli spinaci). I pomodorini ammorbidiscono in po’ la consistenza dello spinacio in bocca e gli danno un profumo più fresco.
  • Aggiungere il formaggio morbido. Io uso un Brie (senza lattosio nel mio caso) per dargli in po’ più di Brio (si ho fatto la battuta AH AH AH) ma va bene anche il formaggino, o la certosa che è anche più magra.
  • Infine aggiungere parmigiano ed olio e mixare bene il tutto Aggiustare il tiro della consistenza della crema con l’acqua di cottura .

Condire la pasta e servire! (Io nn contenta ci ho rimesso una spruzzata di parmigiano sul mio piatto, non ho resistito.)

AGGIUNTE PER IL PALATO DEI GRANDI: se avete dei pomodorini secchi potete spezzettarli e dargli una ripassata con un po’ d’olio e aglio, e a chi piace una punta di piccante. Da aggiungere poi a pioggia sulla pasta: faranno un piacevole di contrasto al palato e alla lingua!

Voto del giudice supremo:  l'ha finita quasi tutta! 
E io ho finito pure la sua, ma questi sono dettagli... 

Mamma Selvatica · Ricette

…all’angolo opposto del ring, la pappa!

Da ex babysitter con esperienza decennale in tavole da pranzo altrui, da grande viveur di centri estivi e mamma frequentatrice di gruppi wathsapp di genitrici disperate so benissimo che il binomio bambini-cibo i primi anni può essere molto delicato e stressante.

Ogni bambino è a sé quando mangia (come per tutto il resto in fondo): ho lavorato con bambini con cui dovevi fare tutto il repertorio dello Zecchino d’Oro tra un cucchiaio e l’altro ma poi mangiavano volentieri, altri che “un boccone a te, un boccone a me, uno a Peppa Pig, uno lo lasciamo per nonno e uno di nuovo a te”. Mio fratello minore da piccolo un giorno amava follemente i fagioli da fare invidia a Bud Spencer e la volta dopo li sputava guardandoti come a dire “ma lo sai che non mi piacciono i fagioli!!”. Conosco bambini meravigliosi poco interessati al gusto e vanno “in bianco” fisso, altri che ancora a trent’anni suonati mangiano ancora quasi imboccati dalla mamma (o comunque solo quello che cucina mammà).

Io non sono una che giudica. Non posso permettermelo.

Ero una bambina che non aveva mai fame. Mia madre si sedeva a tavola per imboccarmi a mezzogiorno e si alzava quando ormai era tempo di merenda invecchiata di dieci anni, dopo strepiti e preghiere e lusinghe per ottenere un quarto di pappa finita. Mio padre dal canto suo attuava un’altra tecnica: da professore di chimica, tenace della sua esperienza, provava a spiegarmi a mo’di favoletta tutti i processi metabolici che si stavano per mettere in atto per convincermi a deglutire, e di contro mi illustrava tutti gli svantaggi del non mangiare: “ptialina” e “crisi ipoglicemica” furono le prime parole che imparai. Con scarsi risultati: tendenzialmente quel poco che mangiavo lo rigurgitavo sopra alla loro momentanea soddisfazione di essere riusciti a convincermi finalmente a nutrirmi. Però tutta quella dedizione e pazienza mi lusingava.

L’altra tecnica subentrata quando ero un pochino più grande (e già famosa in famiglia per la mia fervida immaginazione), è un affaire Dreyfus che andrebbe segnalata al Telefono Azzurro. Facendomi mangiare una penna al sugo a tradimento iniziavano poi a fare le vocine di tutte le altre pennette che erano rimaste lontane dalla loro mamma che invece se ne stava al calduccio nello stomaco per convincermi a mangiare pure loro. E questa tragedia continuava per tutte le altre pietanze. No, poveretti, non erano dei sadici mamma e papà, erano solo disperati. Eppure il primo figlio non aveva mai fatto storie!!

Ma nemmeno questa tecnica funzionava. Il risultato? Si, mangiavo tutti i figli carotina della povera mamma carota finita nel mio stomaco, ma il senso di colpa all’idea di avere ingurgitato verdure con dei sentimenti era così grande che vomitavo comunque tutto prima della nanna. Ho ancora gli incubi la notte di famiglie di spicchi di mandarino che non sono riuscita a ricongiungere, in una traversata per l’America degli Agrumi finita male. O dei tortellini che ho fatto finire per sbaglio per terra e che non avranno mai degna sepoltura. Insomma, era meglio se mi mandavano tutti a quel paese e mi dicevano “vuoi mangiare? Bene, sennò ti arrangi”. Ma ripeto, non li giudico: la disperazione con i figli fa fare di tutto.

In realtà con la pizza non dovevano insistere. Ma questi sono dettagli.

Per fortuna ho rincuorato tutti quando verso i quattordici anni ho deciso di recuperare tutto insieme gli anni arretrati. Come avrete capito in generale dal blog non ho più smesso di mangiare bene.

Sarà per questo che con mio figlio non ho mai insistito più di tanto (a costo di vedere occhi sgranati al mio commento “se non lo vuole più pace, vuol dire che non ha fame in questo momento, mangerà di più a cena”.)

E lui caratterialmente anche volendo è meno impressionabile di me: rientra nella categoria “o sì o no”, ovvero “se ho deciso che non mangio è inutile che mi fai aerei e canzoncine o fai finta di mangiarla tu la pappa, non mangio punto, E “ptialina” lo dici a tu’sorella… maaaaa se ho deciso che mangio sbrigati madre, vai direttamente di imbuto, vanno bene pure i broccoli! “.  Quindi un po’ l’esperienza aiuta un po’ sono fortunata, un po’ vedremo con il prossimo figlio la nemesi che mi aspetta per aver fatto rischiare l’esaurimento nervoso ai miei quando avevo meno denti.

La morale della favola secondo me è che tu individuo che non sei QUEL genitore disperato fatti gli affari tuoi, non puntare il dito su quello che mangia il pargoletto che non è uscito dal tuo corpo o potrebbero arrivare cucchiaiate di cibo sulla tua sicumera di genitore modello. E tu genitore sconfortato non accanirti troppo, forse davvero ogni tanto mangerà di più a cena.

PS: le ricette del mio blog non hanno la presunzione di essere “la soluzione”, anzi mi sono prefissata di essere totalmente trasparente nella mia narrazione: a fine ricetta ci sarà sempre il responso spietato di come è andata con mio figlio, (che stupirà molti palati e rifiuterà molte opzioni per ora) ma dato che sono convinta che i vostri figli siano unici e tutti diversi magari ai vostri piaceranno pure quei piatti che lui ha rifiutato.

PPS: ovviamente non sono una pediatra e non sto sottovalutando il problema serio dei bambini che non assimilano le giuste calorie o ne assimilano troppo. Io per prima venivo imbottita di vitamine e integratori e seguita adeguatamente, e non mi addentrerò mai in diete equilibrate per questioni di obesità o altro, né nella causa disturbi alimentari dovuti a problemi psicologici specifici. La mia è solo una spensierata chiacchera tra genitori, e qualche idea carina da condividere.

PPpS: una cosa però vi chiedo con tutto il cuore: non fate mai vocine di figli carotina rimasti lontani dalla propria mamma. Io lo rinfaccio ancora a mamma e papà. Please.

Chi sono · Mamma Selvatica

Mamma selvatica: dolce attesa in pandemia.

Riprendo in mano il blog dopo qualche mese.

“Qualche mese” può sembrare poco a molti, ma non se sei una donna e quei “qualche” sono i primi mesi di una nuova gravidanza e soprattuto in tempi di pandemia globale.

Sono lunghi gocciolanti giorni che scorrono, come quando rimane leggermente aperto un lavandino di notte. Tic, tic, tic.. c’è il tempo di sentire tutto, il disturbo di quella lentezza ritmata e insistente, la tua indecisione sull’alzarti o no, il tentativo di ignorare il fastidio, ma anche l’esaltazione del silenzio intorno.

Ecco, sono stati questi i mesi che ho avuto per me tra l’ultimo articolo e oggi. Molte ore chiusi in casa, io e il mio bimbo di un anno e mezzo e la mia pancia che invertiva tutti i trend di questo periodo. Il lavoro di una volta che non c’è più, il tuo nuovo giardino come unica valvola di sfogo ma che improvvisamente pone molti limiti alla tua condizione di neo-gravida… “aspettiamo i tre mesi, non fare sforzi, già il piccolo ti affatica, lascia stare…”.

Tutto è diverso dall’altra volta. I festeggiamenti, gli amici che possono venire a trovarti, il fantasticare tra le bancarelle, la famiglia che accorre dalle varie parti di Italia per sapere, per gioire con te, o almeno per aspettare con te e far scorrere più veloce il tempo. Niente di tutto ciò è possibile ora (oltre al fatto che si sa, dopo il primo nipote, il primo figlio della comitiva, la prima novità del gruppo, la canzone suona diversa, un po’ più in sordina). Quindi l’intima felicità c’è ma la festa vera, l’allegria spensierata è rimandata, è in lockdown pure lei. Il fratello maggiore è ancora nell’età dell’ignoranza e nella confusione generale che provoca tutti i giorni spesso la nuova pancia viene dimenticata quasi.

Ma non per me. Fin dai primi istanti il senso di protezione è stato totale. La mia piccola culla segreta, da proteggere da tutto. Non importa, briciolina, se a fine giornata ti abbiamo dedicato poche attenzioni, tra contagi, mascherine, isolamenti e normali terremoti fraterni, brutti presagi e qualche dito puntato. IO ti tengo qui con me, io lo so che ci sei… me lo sentivo fin dall’inizio che eri una bambina, perché già forte per sopportare tutto quello che accade intorno a noi. Io allargherò la bolla in cui ho già messo tuo fratello, e vi farò vivere ancora per un po’ nella favola che vi meritate. Passeremo i nostri giorni nell’isolamento, nell’essenziale della nostra casa, per proteggervi, per non ammalarci, per non farvi vivere gli incubi di altri bambini.

In questa bolla, che prima o poi scoppierà si spera in una situazione migliore, però ci sono anche io, una ragazza di 34 anni, abituata alla libertà, all’indipendenza, al lavoro, alla velocità, all’adrenalina. Un’animaletto selvatico che adora i grandi spazi aperti, una zingara nell’anima che si nutre di musica e danze, un’istintiva che è abituata ad abbracciare per ricomporre i propri pezzi quando crollano. Ma in tempo di Corona Virus questo non è più possibile.

Questo blog potrebbe evolversi dunque in quello spazio aperto che non possiamo vivere, quell’abbraccio che non contagerà i miei figli nati o in arrivo e nutrire di nuovo la mia mente dell’arte che è ormai proibita intorno a noi. Parlerò di quotidianità della nostra bolla, di ricette in fase nuovi denti, di racconti per bambini, ma anche di come si può sentire una madre, una donna, oggi e sempre, e tutto il clan che le gira intorno.

Se mi leggerete, troverete tutto questo, senza tante pretese, ma solo con la voglia di continuare a condividere le gioie e i dolori come un tempo, ma rispettando le misure di sicurezza.