Mangia, Aspetta, Ama

Annunciazione, Annunciazione!

tratto da “Mangia, Aspetta, Ama”

Vedi, fagiolino che vivi in me, la scoperta del “fattaccio” credo che sia stato il degno inizio della nostra avventura. Conteneva in sé tutti gli elementi per capire a cosa saremmo andati incontro da lì ai lunghi mesi successivi. C’erano tutti gli ingredienti per quel romanzo chiamato gravidanza: mistero, suspense, follia, imprevisti, una farmacia, e tante.. crisi ormonali. Ma andiamo per gradi.

Non ero pronta ad ottenerti così velocemente. Avevo sempre pensato che a me non sarebbe mai potuto accadere facilmente. Subito. Celere, senza sofferenze di attese, senza delusioni a fine mese, senza pianti. Come una magia silenziosa. Ero convinta che avrei sofferto, che avremmo scoperto una mia infertilità, che sarebbe iniziata un’altra avventura turbolenta. Preparavo tuo padre ogni giorno con racconti di donne che hanno impiegato anni anche quando tutto andava bene, per non parlare di chi ha dovuto affrontare cure ormonali, calvari tra cliniche e psicologi per riuscire a coronare il loro desiderio di diventare genitori.

Era una evidente reticenza mentale costruita inconsciamente per non soffrire. Per non vedere una delusione nei suoi occhi, per non cullarmi in un bel sogno che poteva diventare facilmente un incubo.

Il perché non mi reputassi una persona che aveva diritto a quella felicità non saprei spiegartelo facilmente. Sicuramente una colpa la attribuisco allo strascico di umiliazioni passate, in cui qualcuno mi aveva fatto credere di essere poco meritevole di tutto e che il mondo fosse un posto troppo complicato per coesistere con la mia personale idea di gioia.

Insomma, quella era la mia condizione. Poi, dalla parte opposta del pianeta coppia c’era tuo padre (diciamo che il mio “posto opposto” è in generale il suo posto preferito). Il suo candore mi spiazzava. Fin dai primi giorni della nostra relazione LUI dava per certo che un giorno ti avremmo avuto, nonostante quella relazione fosse tutto tranne che strutturata e ben definita. Non gli era chiaro se stavamo insieme o no e tante altre cose di noi, ma era sicuro che un giorno avremmo fatto tanti figli. Ovvio no? E quando, dopo un paio di annetti scarsi eravamo effettivamente e finalmente una coppia “strutturata” (suona bene ma non ci rende giustizia, se non detto con ironia), ti abbiamo iniziato a cercare, e la sua convinzione era solida come il primo giorno. Nel suo tenero mondo di uomo non aveva mai letto niente sui problemi delle donne, né aveva mai parlato con nessuna di loro riguardo alla fertilità. Non era un frequentatore come me di donne e di libri di/su mamme. Con una leggerezza disarmante rideva delle mie perplessità sul riuscire subito ad averti. Tant’è che quando sarebbe dovuto arrivare il primo ciclo e invece arrivavano solo dolori e io alle sue domande sul mio stato di donna rispondevo imbarazzata, lui ridacchiava, dicendo “eh va beh è perché sei incinta no?”. Poi si girava dall’altra parte e dormiva il sonno dei giusti, mentre io continuavo a parlare da sola sul fatto che non era mica detto, che figurati e che bla bla bla…

Ovviamente non gli ho dato retta. Ho fatto finta di niente per giorni. Continuavo la mia folle corsa con la mia collega nel gestire quel Settembre così impegnativo per la nuova attività che stavamo aprendo insieme: continuavamo a incontrare fornitori e commercialisti, fare colloqui e visionare curriculum, selezionare animatori ecc. Prendevamo in carico eventi a distanza di mesi, (Halloween, Capodanni, Carnevali) e la mia testa si rifiutava di considerare il fatto che forse io li avrei fatti con la pancia. Figurati. Giravamo in auto da una parte all’altra di Roma e mi fermavo in ogni Bar per fare pipì (e per controllare le cose) e la risposta al mio cervello era sempre quella: Naaaaaaaa, è solo lo stress. In effetti ero stanca morta da giorni, avevo voglia di dolce ma non mi andava veramente, avevo avuto quelle nausee in treno, il seno si ingrossava, ero particolarmente acida con gente che effettivamente meritava di essere trattata in maniera acida. Ma la mia risposta era sempre: Naaaaa ma figurati se al primo tentativo… naaaaaaa! E alla fine di ogni giornata tuo padre ridacchiava, si girava dall’altra parte, diceva la sua solita frase e si addormentava tranquillo, lasciandomi sempre più sconcertata. Anzi, gli ultimi giorni ci aggiungeva: “Sei incinta ed è MASCHIO. Buonanotte”. Non aveva bisogno di test, di sicurezze. Lui era sicuro.

Dopo una settimana, un sabato mattina mi decido: il pomeriggio avrei dovuto lavorare, ma la mattina esco apposta con la scusa di fare la spesa e invece vado in farmacia a comprare un test di gravidanza.

L’entrata in farmacia ebbe un sapore strano: ricordava quelle volte in cui con le amiche andavamo a gruppetti a cercare il test per stupide paranoie da adolescenti, (dopo rapporti super protetti ma “meglio essere sicure”). Entravamo con lo sguardo basso di chi l’ha fatta grossa e con l’ansia si essere viste da qualche conoscente o ti chiedessero un documento per attestare la tua maggiore età. Peccato che io ero sola, avevo ormai trent’anni e quando chiesi il test la farmacista me lo consegnò esclamando tutta sorridente “Auguri! Per fortuna c’è ancora chi fa figli” invece del temuto “Signorina lei non è troppo giovane per fare sesso?”.

É proprio vero che sono diventata grande, pensai.

Continua…